l'affaccio

Finalmente libero! Quasi sempre chiuso, nascosto, la frustrazione era ormai insopportabile. Certo ho vissuto e vivo dei momenti di esaltante protagonismo, ma per la maggior parte tempo sono costretto in spazi angusti. È umiliante sapere che ci si vergogna di me, che non posso affacciarmi quando voglio perché verrei subito frainteso, accusato, additato e deriso. Perché devo essere giudicato senza che si sappia cosa ho da dire? Perché faccio così paura? Forse perché sono comunicazione vera, pura. Forse perché esprimo esattamente cosa voglio senza ipocrisia. Forse perché genero attrazione, passione, coinvolgimento. Forse perché rappresento l’impossibilità di ammettere i propri desideri. Forse…
Ma ora mi sono affacciato, guardo il mondo e voglio che il mondo mi veda! Ma non è solo questo:voglio e devo parlare e per farlo dovrò servirmi di quest’ammasso di ciccia a cui sono attaccato, che è convinto di gestirmi senza sapere che sono io a condizionare tutta la sua esistenza.
dedicato
relax e riflex

Mi godo il mio bravo momento di relax, approfittando del fatto che anche il bestione a cui sono attaccato ha deciso di riposarsi. Mi piace la luce e, anche se siamo in inverno, il sole che filtra dalla finestra mi dona un gradevole tepore. Sono questi però i momenti che più mi portano alla riflessione, che, per uno votato alle pure ed estreme sensazioni, sono piuttosto rari. Eppure è stata proprio la gran quantità di sensazioni, provate, donate, ricercate, provocate, a farmi acquisire col tempo la consapevolezza di me. Dalla sensazione alla conoscenza e di qui alla coscienza, sono arrivato, con quello che può sembrare un giro di parole, al senso della sensazione. E adesso non solo agisco, ma so di agire. Potrebbe sembrare una differenza da poco, ma non lo è affatto.
La decisione di manifestarmi è stata alquanto sofferta. Mille dubbi mi assalivano e sono stato io il primo a giudicarmi, fino a che ho capito che la paura di essere tacciato come esibizionista portava ingiustamente alla negazione di me. E poi l’esibizionismo non è altro che un sottoprodotto della censura, che odio profondamente. Tra esibire ed essere forse la differenza in ciò che appare è sottile, ma è molto profonda nella motivazione intima…
Identità a confronto

L’identità devo cercarla in ciò che sono o in ciò che vogliono da me? La risposta sembrerebbe scontata ma non lo è affatto. Perché, se è vero che l’identità è ciò che mi fa riconoscere, sarà pur vero che tale identità sarò portato a costruirla in ciò che gli altri sono in grado di riconoscere. “Cogito ergo sum” va bene finché fai l’eremita, ma in un conteso sociale “cogitare” non basta: per essere devi essere riconoscibile e quindi identificabile. Questo porta necessariamente a definire categorie dove inquadrare le cose da identificare. La cosa è di per sé ottusa e diventa aberrante quando ci si rende conto dell’estrema semplificazione con cui tutto ciò viene fatto (i dotati di cervello in realtà pare facciano molta fatica ad usarlo). Veniamo per esempio alla mia situazione. Per quanto riguarda il mio utilizzo si tende a suddividere gli uomini in due grandi categorie: rozzi istintivi e gentili intellettuali che tradotto in parole povere significa: scopatori senza cervello e segaioli senza palle. Quante volte ho sentito dire: “per carità, a letto è bravissimo, ma non riesce a mettere due parole di fila” oppure “è una persona molto amabile ed intelligente, ma dovrebbe essere un po’ più impulsivo”. Che dire? Purtroppo è tutto vero, nella misura in cui si tende ad identificarsi nei ruoli già prestabiliti che la società propone. Forse sarebbe utile ogni tanto mandare affanculo le identità e non rinnegare alcuna parte di sé. Certo si sconvolgono le altrui certezze nei nostri confronti, ma “io” mi diverto molto di più!!!
scelte

Prendo un attimo in prestito questo spazio, su gentile concessione del “signor membro”, per parlare un po’ di come mi ha convinto a dar vita a questo blog.
Scrivo bene. Me l’hanno detto in molti e prima o poi finiranno col convincermi. La scrittura non fa parte però del mio bagaglio culturale ne di quello professionale. Il fatto di scrivere bene deriva essenzialmente dal fatto di aver delle cose da dire, e di questo devo ringraziare quei formidabili strumenti di conoscenza che vedete ritratti nella foto. Le mani, che mi hanno dato la possibilità di toccare, sentire, prendere, creare, e il “signor membro” che mi ha dato la possibilità di esplorare le mie ed altrui sensazioni più intime. Avrei potuto scegliere di far parlare le mie mani, e certamente ci sarebbero stati maggiori riconoscimenti ed approvazioni: avrebbero continuato a dirmi come sono bravo e come scrivo bene e sarei stato certamente più “conforme”, e sicuramente più vigliacco. Ho scelto, invece, di far parlare, anche un po’ provocatoriamente, il “signor membro” proprio perché, di norma, viene messo a tacere e viene abbinato a trivialità e scarsa valenza artistico-intellettiva. La sfida, se così la possiamo chiamare, è quella di dimostrare esattamente il contrario.
Ho ricevuto sinora, da parte di chi già mi conosceva, reazioni contrastanti e di questo sono felice.
Per capire veramente le persone è necessario provocargli un impatto emotivo e sicuramente non è mancato. Non sopporto più rapporti, di qualsiasi genere siano, che mi scivolano addosso senza lasciarmi alcun segno…
buco nero

Si parlava qui di panico da membro. Ma qualcuno si è mai però posto il problema del panico da penetrazione? Non è proprio un panico a dire il vero, ma piuttosto un momento d’ansia angosciante che si verifica nel momento stesso della penetrazione. È una sensazione strana, che, nonostante l’abitudine, si verifica ogni volta che mi trovo faccia a faccia col soggetto del desiderio. La scorgo un po’ in lontananza e la vedo semichiusa, un po’ intimidita. Inizio a sentire il sangue fluire: è come avere un fiume che mi attraversa e mi carica di infinita energia. Sto esplodendo ed in quel momento conta solo una cosa: entrare il lei, in quello che appare ormai come il mio territorio di conquista, il luogo dove far scorrere la mia irruenza. Poi, man mano che mi si porta vicino, sento il suo profumo pervadere ogni mia cellula, la vedo schiudersi meravigliosa innanzi a me e la mia attrazione diventa ossessiva. Sono sempre più vicino ed è in questo momento che l’immagine diventa inquietante. Quello che fino a poco prima appariva come un delicato fiore da cogliere si mostra ora in tutta la sua vorace voluttà. È grande, rigonfia, avvolgente, arrossata e non è più in timida attesa del mio arrivo, ma sembra risucchiarmi inesorabilmente nel suo oscuro ignoto. Provo la sensazione d’essere stato ingannato da una suadente sirena intenzionata ad inghiottirmi. È una frazione di secondo di assoluto panico, scandito dal frenetico pulsare di sangue e adrenalina. Sento di correre verso il suicidio senza poter e voler far nulla per oppormi e precipito sempre più veloce verso il famelico baratro. Al contatto esplodo di nuovo, ma mentre prima era da dietro che sentivo premere l’energia questa volta è come una scossa che dalla mia testa parte e mi percorre per intero ramificandosi nel corpo che mi sta spingendo. Sono nell’oscuro avvolto dal caldo, morbido e umido abbraccio in quella che ora è estasi pura e penso che non m’importa nulla se morirò qui…
“e il naufragar m’è dolce in questo mare”
notizia scientifica

Sensazionale scoperta: è stato avvistato e fotografato a largo del mar tirreno un esemplare adulto di “pisellodonte” (nome scientifico “gianus bicacchius”) un mollusco appartenente alla famiglia dei bicefalopodi. La notizia è sensazionale perché si riteneva estinto ormai da oltre due secoli. L’animale, molto noto anche nell’antichità, si presenta come un polipo con la testa sviluppata ed i tentacoli corti, ma la sua particolarità unica risiede nella presenza sul dorso di due escrescenze di forma affusolata che possiedono la caratteristica di allungarsi ed irrigidirsi non appena vengono toccate. Proprio questa sua caratteristica si riteneva avesse portato alla sua estinzione: c’era la credenza, infatti, che farne dono alle proprie consorti portasse fortuna ai pescatori che si avventuravano in mare per i lunghi periodi di pesca, perché queste così non avrebbero maledetto l’assenza notturna dei mariti. Anche nel medioevo era molto ricercato dalle nobildonne di corte, specie nei periodi di lunghe guerre e delle crociate. A causa però della sua rarità e del conseguente alto costo con cui veniva venduto, è stato oggetto di pesca indiscriminata da parte di speculatori e commercianti senza scrupoli, fino a determinarne l’estinzione, o almeno così si credeva. Questo avvistamento porta ora nuove speranze per questa specie: è infatti stato avviato un finanziamento per catturarne alcuni esemplari e tentarne l’allevamento. Se il progetto dovesse avere successo si può sperare di trovare a breve il pisellodonte sui banchi dei nostri mercati…
crisi mistiche
Capita a volte che nel quotidiano si perda il senso delle proprie azioni. È allora che si sente il bisogno di cercare stimoli, ideali, motivazioni intime che giustifichino il proprio essere. Anch’io, in quanto essere dotato di propria coscienza, mi trovo a dover fare i conti con qualcosa di più ampio che non sia la propria semplice funzione biologica. È così che, nei momenti di maggior introspezione mi domando perché devo stare con una donna, perché devo avere una bocca da cui farmi baciare, perché una mano da cui farmi stringere, perché un ano in cui entrare a forza, perché una vagina in cui sprofondare, perché una… perché! Queste riflessioni mi hanno portato con coscienza e serenità a prendere la decisione di affrontare la mia essenza e finalmente dedicarmi a fare… l’haremita!!!
una lacrima
orgasmo acme d’amore?
non per me.
provo un intenso formicolio,
mi sento riempire e soffocare,
sento partire gli impulsi che getteranno
nello scompiglio il cervello di chi mi spinge
e so che a breve l’euforia cesserà.
il sangue che ora mi da carica e forza
tornerà cheto nelle sue vene
ed io uscirò da questa calda accoglienza
con la depressione che solo chi ha vissuto
la massima esaltazione può provare.
si straccerà l’illusione
ch’io sia al centro dell’universo
lacerata dalla cruda realtà
d’essere strumento del piacere altrui.
e a me non rimarrà che
una lacrima
Anal force (insolito dialogar)
Dialoghi… a posteriori
Da uno scambio di blog-commenti nasce un interessante dialogo tra un’anomala saffo(?) e un insolito membro.
ROSARU’ - Trovo l'iniziativa originale e simpatica. Essendo tu l'"iniziatore" dell'anal force, ti lascio la prima nota sull'argomento :-)
SIGNOR MEMBRO - Io sarò pure l'"iniziatore", ma l’idea è stata tua. Però non entro subito in polemica e, da bravo membro d’uomo “forte”, prendo l’iniziativa.
Le anal-ritrosie femminili si manifestano in genere con “fa male”, “è una cosa sporca”, “non provo nulla” fino ad arrivare, nei casi estremi, a “sei un maiale”, “è contro natura” e via dicendo… tutte cose che, al solo pensiero, fanno raggrinzire il glande! Pensando però all’origine che possono avere tali affermazioni, ampliando la riflessione, viene da chiedersi: quanto può veramente rapportarsi con l’altro/a chi non ha il coraggio d’esplorare se stesso/a?
E che ruolo gioca la “forza” nel rapporto anale? Importante, nella demolizione delle barriere preconcette, importante nelle sensazioni trasmesse. E per forza non intendo affatto violenza e sopraffazione (che può anche avere al sua ragion d’essere, ma approfondire ora ci porterebbe fuori tema), ma quel senso di possenza che dovrebbe contraddistinguere l’essere maschile e che permette alla donna di appropriarsi della propria femminilità. La forza, ripeto, non è violenza, mancanza di rispetto, sopraffazione, prepotenza… la vera forza è “essere” potendo fare a meno proprio di queste cose…
ROSARU’ - le anal ritrosie di cui tu mi parli, ad essere sincera, non le ho mia incontrate anzi... Io per prima e le mie conoscenze femminili per seconde, hanno sempre (de)cantato la prestazione anale come massimo apice della propria femminilità. Le donne che si ritraggono oscenamente impressionate dal rapporto anale sono donne che, dell'orgasmo, conoscono molto poco. Di questo sono profondamente convinta. Ne sono convinta perché la mia sensazione femminea mi sussurra che il vero piacere sessuale sta a un passo dal possesso e il possesso è un mondo di dolce forza. Purtroppo, molto spesso (non nel tuo caso, sembrerebbe) la parola forza abbinata al rapporto anale prende un significato negativo e subdolo. Ecco perché nel commento ho fatto quella domanda.
Ho sempre detto che il nostro cervello sta nel culo e, credimi, non lo dico offensivamente. Anzi! Peccato siano pochi a comprenderlo.
SIGNOR MEMBRO - Quello che mi dici, cioè la facilità della prestazione anale nei rapporti saffici, non fa che confermare la mia idea di ingiustificati pregiudizi femminili nei confronti di tale pratica. Non è il tipo di scambio in sé, quindi, a creare problemi, ma la valenza che gli viene affibbiata, che non ha nulla che vedere con le reali sensazioni che può generare. Il vero piacere sessuale sta ad un passo dal possesso?Nel possesso del corpo e attraverso esso nell’impossessamento delle sensazioni: il corpo altrui lo devi sentire tuo per carpirne ogni minimo fremito, per soffermarti su ogni brivido, per assorbirne l’estasi…diversamente da questo avviene quella che chiamo “masturbazione di coppia”, cioè il fare l’amore occupandosi solo delle proprie sensazioni. Il sesso è dialogo, e per dialogare è necessario aver necessariamente delle cose da dire e saper ascoltare. Ma se è dialogo, il sesso è un mezzo espressivo e non un fine.
Non so se il mio cervello risieda proprio nel mio culo, ma so di certo che i miei pensieri sono dovunque…
ROSARU’ - Peccato tu sia un membro! E comunque sei un membro insolito! Esulto.
non guardare giù!
Sei in alto, in equilibrio precario, ed immancabilmente ti diranno “non guardare giù”. Certo, per uno nella mia posizione, guardare in basso non è molto onorevole e, per i “celhoduristi”, la cosa è addirittura vergognosa, salvo poi scoprire sul campo che i decantatori delle proprie virtù risultano di norma molto avvezzi al bluff! Non vedo poi perché mai dovrei guardare in alto (e sprecare preziose energie) anche quando non ce n’è assolutamente bisogno. Stare sollevati è esaltante, ma quasi sempre è una situazione frenetica e spasmodica, e comunque carica emotivamente ed io, forse sarò ansioso, non so, una volta che vengo “agitato” poi ci metto parecchio a rilassarmi.
Invece può essere piacevole anche starsene un po’ a guardar giù. Mi diletta molto stare in questa posizione quando il mio “portatore” cammina ed io ondeggio dolcemente in sincrono con le mie morbide compagne, quasi cullato da quel movimento. Da questa prospettiva però non è che il paesaggio sia così vario, ma non mi lamento: l’importante è stare all’aria aperta! E così mi rigenero, in attesa delle prossime mani che mi accarezzeranno, delle prossime bocche che mi baceranno, dei prossimi corpi che mi accoglieranno… sarà tra un’ora? tra un giorno? Sarà qualcuna già conosciuta? O saranno sensazioni assolutamente nuove? Tutto questo, a me, non è dato di saperlo e così, nel frattempo, guardo giù…
mangiami!
sapori e profumi si mescolano
richiamando alla mente desideri e passioni
nell’apparenza lontani
ma essenzialmente fusi
nell’unica voglia del
senso di Te
Immagino di potermi ritenere un tipo fortunato. Sia il mio portatore, sia le sue frequentazioni, non si può certo dire che difettino di estro, fantasia ed iniziativa. In certe cose, al di là dell’aspetto sentimentale che (checché se ne dica) incide sempre nell’espressione sessuale, è fondamentale un innato senso della ricerca e della comprensione. Si fa presto a bollare come “trasgressioni” tutte le forme espressive che si discostano dalla “norma”, a meno che non si voglia considerare trasgressivo il desiderio di conoscenza. La trasgressione sottintende a priori un situazione di costrizione e frustrazione, e quindi l’atto diventa liberazione, mentre se nasce dall’istinto di esplorazione lo stesso atto è espressione di libertà. Un gesto libero ha ben altra consapevolezza di un gesto liberatorio.
Gli stimoli sensoriali primari sono la nostra più ancestrale forma di conoscenza ed logico perciò (o almeno dovrebbe esserlo) che rivestano un ruolo fondamentale nelle nostre espressioni più intime. Ecco quindi che tatto, olfatto e gusto (negli scambi che non siano fini a se stessi) diventano lo strumento ed il linguaggio per la comprensione e l’acquisizione di sé e dell’altro. Guarda caso, sesso e cibo, sono le cose che più stimolano certe sensazioni e quindi la loro commistione appare inevitabile.
Mai avuto il desiderio di dover sentire l’altro talmente dentro di voi da volerlo mangiare? Beh, a meno di essere cannibali o delle mantidi religiose, la cosa è irrealizzabile, ma, simbolicamente, si può fare anche di più. Mangiare, metaforicamente, vuol dire appropriarsi dell’altro, appropriarsi del suo sapore, delle sue sensazioni, dei suoi istinti, delle sue emozioni ed il modo migliore per farlo è cedere le proprie sensazioni, emozioni ed istintualità.
tengo particolarmente ad esprimere un ringraziamento alla donna eccezionale e bellissima cui appartiene il braccio che si vede nella foto. grazie per la sua passionalità intensa, grazie per il suo spirito ludico, grazie per la sua voglia di essere, grazie per la sua accesa curiosità e, non ultimo, grazie per la sua golosità nei confronti del miele!
precisando
Credo sia giunto il momento di fare qualche riflessione su questo blog. La cosa che mi interessava (e quella che ho cercato) sono state le reazioni. Ho una spiccata avversità per i luoghi comuni, le generalizzazioni e le semplificazioni (intese come semplicismo, non certo come semplicità), in modo particolare quando queste riguardano le persone ed il loro sentire. Io sono convinto che ognuno possieda nel suo intimo tutti i molteplici aspetti e sfaccettature possibili all’animo umano: il possederli tutti ci accomuna, il loro amalgama e dosaggio ci diversifica.
Il sentire femminile (quello vero, non quello che le donne normalmente propongono) mi ha sempre affascinato e mi sono sempre dedicato alla sua esplorazione con molta passione (le battute che sicuramente avete pensato leggendo questa affermazione danno comunque una parte importante di un più ampio contesto esplorativo). Questo blog quindi, a cavallo tra la provocazione, il gioco e l’esigenza espressiva, rientra comunque in questo mio percorso personale. Le reazioni che ha suscitato sono state molto varie ed interessantissime e sono andate oltre le mie più rosee aspettative, tanto da convincermi a far durare il blog (almeno fino a che il mio “compagno” avrà cose da dire) nonostante all’inizio avessi deciso per una sua vita breve.
A riprova della scarsa fiducia (purtroppo molto spesso giustificata) femminile nei riguardi del mondo maschile va segnalato che una delle domande più frequenti che ho ricevuto è se le foto fossero davvero mie. Anche se posso comprendere le perplessità, vorrei porre fine alla questione facendo (e ripetendo) alcune precisazioni sperando di essere finalmente esaustivo, dopodiché non tornerò più sulla cosa.
1- sono, seppur in maniera anomala, tendenzialmente egocentrico e presuntuoso e quindi non avrei mai scelto qualcun altro che non sia io stesso per rappresentarmi;
2- non ho alcun interesse a proporre un’immagine di me diversa dal vero, sia nelle immagini che nelle parole; anzi, il blog nasce proprio in contrasto con le abituali ipocrisie;
3- la scelta di usare me stesso per le foto è dovuta anche a ragioni di ordine pratico, in quanto poter disporre a piacimento del modello facilita di gran lunga la possibilità di esprimere correttamente ciò che si vuol dire; diversamente mi sarei dovuto produrre in estenuanti ricerche in siti porno e, anche se ne avessi avuto il tempo, la cosa dopo un po’ mi avrebbe depresso;
4- non ho vergogna di me ne di nessuna parte del mio corpo e quindi il non aver paura di mostrarmi lo considero innanzitutto una forma di rispetto per me stesso;
5- non lo faccio perché protetto dall’anonimato di internet in quanto il blog l’ho segnalato anche a persone di cui ho conoscenza diretta;
6- alcune foto le faccio da solo e per altre devo necessariamente farmi aiutare; ringrazio ancora le eccezionali donne che collaborano con me in questo;
7- l’arte figurativa è sempre stata una forma espressiva molto importante per me e spero che le foto pubblicate abbiano quanto meno una vaga parvenza se non di artistico quantomeno di comunicativo (se avete critiche o apprezzamenti sono bene accetti);
8- ad un occhio attento ed allenato non dovrebbe sfuggire che il soggetto delle foto è sempre lo stesso…
Con questo spero d’aver chiuso l’argomento e comunque non risponderò più a domande in tal senso.
Ah! Poiché non tutte hanno gradito il miele, “ilmio” mi ha chiesto di fare un omaggio a chi preferisce il cappuccino…

su e giù
La mia vita, sembra una battuta, è fatta di alti e bassi, con esaltazioni e depressioni per umori non miei. Quanto passa attraverso di me? non parlo certamente di ciò che avviene a livello fisico, ma dei significati molteplici che vengono attribuiti alle mie poche azioni. In fondo le cose che sono in grado di fare si contano sulle dita di una mano, forse due con un po’ di fantasia, ma sempre comunque un numero estremamente limitato. Perché allora mi si carica di fardelli tanto pesanti? Passioni, emozioni, frustrazioni, rabbia, gioia, violenza, amore, trasgressioni, mercificazioni, e chi più ne ha più ne metta; di tutto questo ed altro mi si fa diventar veicolo. Ma io non voglio. Io ho bisogno di far le mie cose tranquillo, senza pressioni esterne a distogliermi dalla mia funzione. Ed invece si continuano ad attribuirmi valenze e compiti che non mi competono, continuando a confondere le conseguenze delle mie azioni con le cause. Non mi interessa la psicologia, anzi la odio. Non c’è nessun significato recondito da dover interpretare in me, sono quello che sono e basta. Sono uno strumento? Allora devo essere usato, non analizzato! Come in tutti i campi le persone confondono la realtà con la sua rappresentazione, ciò che “è” con la sua spiegazione. E così giù fiumi di parole nel misero tentativo di descrivere quello che nel proprio intimo si conosce alla perfezione, con l’assurda convinzione che la spiegazione razionale porti alla consapevolezza delle cose. Io non devo pensare, devo essere e ciò che sono sarà il mio pensiero. Quanta energia sprecata nelle acrobazie mentali che alla fine mascherano solo la paura di capire veramente, nella complicazione di quello che è semplice ed evidente. Quante volte sono rimasto a riposo perché si doveva prima parlare, io che avrei potuto esprimere più cose e certamente più sensate.
Basta, voglio fare semplicemente quello per cui esisto, con nessun altro senso che non sia il gesto stesso che sto compiendo. Solo così posso soddisfarmi e soddisfare. Solo così tutte gli esiti delle mie azioni potranno essere percepiti appieno. Non si devono avere aspettative su di me, ma semplicemente goderne i frutti. Se mi lascia libero vado su, se mi si costringe vado inesorabilmente giù...
...frammenti d'emozione

numerose lamentele mi costringono a pubblicare la foto in versione più visibile... però, ragazze, è vero che era sbiadita, ma con un po' di fantasia si capiva bene anche prima!!

atmosfere
gesti antichi, gesti nuovi
quante volte ho fatto le stesse cose sempre diverse?
se devo descriverle è una noia
ma nel ricordo ogni emozione era nuova
ogni sensazione sconosciuta
ogni conferma una novità
come se la differenza tra disgusto e passione
fosse solo questione di sfumature
così un particolare, una luce
un profumo, un colore
possono riempire l'emozione
di senso o di vuoto.
rosso
sono immerso nel rosso
ci affondo dentro, l’attraverso
vedo la mia scia
che lenta si richiude
nell’aria densa di rosso
io attraverso lui e lui attraversa me
mi pervade
mi penetra
riempie ogni mio spazio
facendo sì ch’io sia
rosso nel rosso
rosso di sangue
rosso di passione
rosso di rabbia
rosso d'amore
rosso di desiderio
col profumo di rosso
il sapore di rosso
e l’essenza del rosso
tristezza

starò via per un po'... chissà, magari porterò nuove foto.
un salutone
energia
è ciò che conosci alla perfezione
ma non sai descrivere
è ciò che senti intensamente
ma non sai da dove venga
è potente
ma non la puoi afferrare
è dentro di te
ma te la senti intorno...
è!
eleganza

ad ornamento della mia immagine qualcuno mi aveva suggerito di indossare un bel fiocco azzurro.
essendo però un tipo un po' snob credo che una cravatta blu si addica meglio alla mia personalità e mi renda più elegante... che ne dite?
giusi
casualmente mi sbaglio ed apro un mio vecchio post trovandoci questo commento lasciato l'8 aprile. Approfitto dell'occasione per dirvi che, se anche avete intenzione di commentare dei post precedenti, è meglio che scriviate tra i commenti dell'ultimo altrimenti è facilissimo che non lo legga. Riporto integralmente il commento che ovviamente non condivido, quantomeno nelle conclusioni, ma che merita, quale opinione discordante, la sua visibilità. Evito di fare polemiche e spero solamente che il saluto di Giusi si trasformi in un arrivederci in modo che possa esserci un più approfondito scambio di opinioni. Amo il confronto ed anche se poi ognuno rimane della propria idea, c'è comunque un arricchimento ed uno stimolo. Una sola precisazione riguarda il mio presunto scriver bene che, sottolineo ancora, non è mia opinione ma di altri e molto discutibile.
08 Aprile 2005 - 20:09
ciao, mi chiamo giusi,stavo cercando qualcosa sull'introspezione e tra i primi link c'era questo.
volevo commentare questo pezzo dove precisi.
volevo dire che secondo me a te non ti impipa un bel niente di sapere quello che pensano le donne, o meglio ti interessa solo sapere che effetto gli fa il caxxo,che è probabilmente la prima cosa che ti interessa di te stesso.
insomma dico che sei il tipico maschio con visione fallocentrica della vita, secondo cui un uomo si identifica nel membro e le donne dovrebbero giudicare il maschio in quanto portatore di membro e non come essere umano. è tristissimo.
è vero non c'è volgarità in questi pezzi, cerchi di proporre un pene artistico, ma mi sembra che oltre alla chiara provocazione "diranno tutti che è squallido e che non può esserci intellettualità e arte in un membro" ci sia anche la semplice vanità di scandalizzare col sesso,il proprio sesso, ne più ne meno che i maniaci con l'impermeabile.
riassumendo appena ho visto questo blog ho pensato: ecco un' altro cretino schiavo del suo cazzo.
probabilmente sbaglio, non sono brava a capire le persone ma se devi fare sto blog al tuo pisello pensi in continuazione.
certo preferisco il classico maschio idiota che ama l'orgasmo di tanto in tanto e poi va allo stadio.
e p.s. non è che scrivi così bene. normale, come tutti.
addio.
preso!!

foto di ALLEN
prima o poi doveva accadere! ecco qui la prima foto non mia che trova posto su questo blog... e non la commento neanche! lascio a Voi il compito di farlo...
sete
una smania vestita d’arsura
ti porta tra le tracce di me,
tracce di cui ti stai appropriando.
la sete sale, sento cosa provi,
sento l’emozione di prenderti
ciò che mi appartiene e che da me nasce.
stai rubando un pezzo di me,
un pezzo da sentire, da assaporare
anche quando non sarò qui,
ma che qui mi porterà.
ora hai me fuori e dentro di te
mi bevi, mi assorbi, sono parte di te.
grazie.
coccole
Io scopo, trombo, spacco, infilo, sfondo, penetro, inculo… a sentire quello che esce dalle bocche dei miei portatori, sembra che gli uomini debbano possedere tra le gambe delle specie di trivella, un maglio perforante sempre pronto a traforare qualsiasi cosa gli si pari davanti. Ma, per dirlo alla romana, ando’ sta scritto?? Mica sono una schiacciasassi! Il possedere forza ed irruenza non significa non aver bisogno di cure ed attenzioni. Anzi, proprio le grandi energie profuse necessitano di una adeguata rigenerazione. Per questo di tanto intanto mi piace accoccolarmi, lasciarmi andare alle carezze senza che siano finalizzate all’eccitazione, ma solo al semplice gusto di sentirsi curato ed amato. Mi godo così il tepore di questa mano, un po’ ruvida forse ma amorevole, sulla quale mi stendo mentre assaporo il gusto del senso di appartenenza…
il senso della misura
Quale presidente onorario della L.A.M. (Lega Anti Misurazione) devo fare un proclama di protesta contro l’ingiusta discriminazione a cui noi poveri membri siamo sottoposti e contro l’imperante ottuso razzismo che porta a considerarci solo in base alla nostra lunghezza.
Premesso ciò andiamo a dire due paroline in merito.
Francamente avevo deciso di non fare post su questo delicato argomento, fonte di uno dei più grandi tormenti maschili. Ma, a seguito delle critiche, degli apprezzamenti, ammiccamenti, allusioni e quant’altro serpeggiato in merito, c’ho ripensato (non sia mai che io mi tiri indietro su qualcosa). Francamente mi viene un po’ da sorridere sulla cosa dato che, come spessissimo accade, la specie umana sembra avere una particolare predilezione a concentrarsi su cose di importanza poco rilevante tralasciando le cose fondamentali. Nel caso specifico si fa un gran parlare (e sparlare) di lunghezze quando poi (femminucce correggetemi se sbaglio), a livello di sensazioni fisiche, un cm in più o in meno di lunghezza non è che faccia questa gran differenza, e comunque è nulla rispetto a quello che può fare un cm in più o in meno di larghezza… o no?
Credo sia quindi preferibile eventualmente parlare allora di taglie, dalla XS
alla XXL
.
Una delle cose che più mi ha fatto sorridere è che alcune delle critiche ricevute riguardano un mio presunto esibizionismo con sfoggio e ostentazione di “tanta” virtù che madre natura mi ha donato. Rido perché questo blog voleva invece essere un tentativo di autoironia e non certo una bella mostra di fenomeni da baraccone (sicuramente sono ben lontano dalla XXL), anche se devo riconoscere che il mio portatore, essendo comunque uomo e come tale non del tutto avulso da turbe maschili, ha certamente scelto le foto con le angolature migliori.
Comunque la misura o la taglia, checché se ne dica, la sua importanza ce l’ha eccome (è un buonismo ipocrita sostenere il contrario), pur se concentrata essenzialmente a livello psicologico. Credo sia scontato che uno che si senta in armonia con se stesso riesca poi a relazionarsi in maniera più appagante (questo vale anche per le donne che si sentono belle). Immagino anche, è una mia supposizione, che una maggiore dimensione sia anche indice di un discreto livello di testosterone che, quando uno è portato ad esercitare la sua funzione di maschio, non guasta certo. Non a caso delle persone con carattere forte e deciso si dice: “è uno con le palle”. Da parte femminile c’è anche, per quello che è la mia esperienza, un certo appagamento estetico ed io sono convintissimo che l’aspetto visivo della sessualità non sia così differente tra uomini e donne come invece viene sempre sostenuto.
Visto che normalmente non è così difficile arrivare a “toccare il fondo”, l’unica vera utilità, a mio avviso, delle lunghezze XXL sta sicuramente nella maggiore possibilità di sbizzarrirsi in posizioni non proprio ortodosse, consentendo di raggiungere l’ “obbiettivo” anche se si è appassionati di contorcimenti esasperati!
impulsi
.
Ci sono momenti in cui, più di altri, mi sento amato. Arrivano così, senza avvertire, e me li ritrovo addosso quasi per sbaglio. Non scaturiscono da grandi passioni o da chissà quali intense profusioni d’affetto. Si formano, quasi pudichi della loro potenza, nascosti al riparo di piccoli gesti, magari uguali a milioni di altri, ma che traggono dalla spontaneità la loro travolgente forza. Gesti che non hanno un pensiero cosciente all’origine, ma che semplicemente sono e nel loro essere im-mediato diventano espressione pura di un qualcosa che va oltre, anzi che è oltre. È come se per un attimo si aprisse un piccolo varco nella cataratta che separa la verità dalla ragione, ed è così che, un seno che semplicemente mi sfiora, può schiudermi l'immensità del sentire.
pergamena
.
la sfioro. morbida al tatto,
sembra indurirsi al mio passaggio
ostentando la sua ruvidezza sensuale.
rugosa, si lascia accarezzare
mentre viaggio tra le sue mutevoli forme.
ora stese ora avvolgenti,
ora sporgenti ora depresse,
paiono nascondere un unico incanto
in infiniti misteri.
fantasmi
.
A volte ho tanta di quell’energia da spendere che ho l’illusione di brillare di luce propria.
E così mi sento come un fantasma che vaga nell’oscurità, etereo come un alito di luce, ma terribilmente corporeo nei miei effetti. Ma fanno veramente paura i fantasmi? Bah, di certo generano attrazione…
mani
.
mi avvolgono,
meno di una stretta
più di una carezza.
dita come tante,
gesti come tanti.
altre mi sfiorano,
ma solo queste mi danno brividi.
altre mi toccano,
ma solo queste mi danno calore.
altre mi stringono,
ma solo queste mi danno passione.
altre mi lasciano,
ma solo queste mi danno dolore...
venti ed eventi
ci tengono distanti
sento scontenti
dei miei pensieri latitanti
ma, promessa, presto presenti
nel frammente saluto tutti quanti.